1938 – DIVERSI

1938 – DIVERSI

di Giorgio Treves

Sinossi

1938 – 2018: ottant’anni dalla Promulgazione delle Leggi Razziali Fasciste. Un anniversario importante e un tema purtroppo ancora molto attuale.
Ottant’anni fa il popolo italiano, che non era tradizionalmente antisemita, fu spinto dalla propaganda fascista ad accettare la persecuzione di una minoranza che viveva pacificamente in Italia da secoli.
Come fu possibile tutto questo? E quanto sappiamo ancora oggi di quel momento storico?

Il film si concentra sui sottili meccanismi di persuasione messi in opera dal fascismo grazie all’efficace e pervasiva azione del Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop), centro direttivo della propaganda di regime. Mostrerà gli articoli, le vignette, i fumetti, i filmati con cui nel volgere di pochi mesi gli ebrei vennero trasformati prima in “diversi”, poi in veri e propri nemici della nazione. Racconterà le conseguenze sulla vita di ogni giorno degli ebrei italiani all’indomani della promulgazione delle leggi razziali, sia attraverso la voce di alcuni testimoni diretti, sia attraverso la ricostruzione, in animazione, di alcuni episodi di discriminazione e umiliazione realmente accaduti. Importanti studiosi ci aiuteranno a rileggere questo drammatico passaggio storico sotto una luce nuova, capace di illuminare il ruolo decisivo dei mezzi di comunicazione di massa in una delle più tragiche persecuzioni razziali dell’umanità.

In diretta facebook con il regista Giorgio Treves, lo sceneggiatore Luca Scivoletto e il distributore Massimo Righetti di Mariposa Cinematografica per discutere del film
L’autore

Non credo che sia solo un bisogno morale che mi spinga a voler raccontare il periodo delle leggi razziali, né la necessità “privata” di sapere come abbiano vissuto e cosa abbiano sofferto i miei parenti e correligionari, né una generica urgenza che se ne sappia di più, ma soprattutto la convinzione che con un linguaggio diretto si debba risvegliare l’interesse e la curiosità dei giovani e dei ragazzi.
Mai come ora la frase di Santayana “Chi non conosce il passato sarà destinato a riviverlo” ci deve essere di ammonimento.

Giorgio Treves

La visione del film completo è riservata ai sostenitori di ZaLab. Vuoi diventare un sostenitore? Clicca qui

2 Risposte

  1. gibellini.sergio@gmail.com ha detto:

    Questo documentario ha il pregio di mostrare le responsabilità e la mentalità del fascismo non solo riguardo alle leggi razziali ma anche nella triste vicenda coloniale.
    Molto spesso nelle scuole e nei media si raccontano solo episodi dolorosi e commoventi, senza adeguatamente inquadrarli nel contesto storico. Questo porta ad una confusione, alla spettacolarizzazione del dolore, ad una banalizzazione ed ad assolvere ipocritamente il fascismo come se l’unico errore quello di aderire alle leggi razziali ideate dai nazisti.
    Nel film lo storico Luzzatto sottolinea lo shock subito dagli Ebrei italiani che si sentivano in gran parte fascisti. Anche Liliana Segre, allora bambina, dice a volte “allora eravamo tutti fascisti”. Evidentemente pensa al contesto in cui viveva.
    Ebbene non è per tutti così. Ci sono persone che nel 1938 avevano già scontato dieci anni di galera e confino a causa della propria dissidenza al regime nazista.
    Ci sono persone che per non aderire al fascismo persero il lavoro e si dovettero adattare a lavori diversi e più umili.
    Perché non si parla mai di queste persone? Sono considerate ancora sovversivi e “poco italiani”? Perché non si parla più della deportazione politica?
    La gente ignora che tre su quattro deportati italiani erano triangoli rossi, cioè deportati per ragioni politiche. Certamente la Shoah è importantissima, ma bisognerebbe che ciascuno di noi sapesse che se anche non fosse stato ebreo, se fosse stato antifascista, avrebbe potuto essere deportato e morire in un lager.
    Perché si è rinunciato a ricordare la deportazione politica che pure è ricordata nella legge istitutiva del giorno della memoria?
    Spero che qualcuno pensi a fare un documentario su questo tema anche se purtroppo i testimoni oculari sono scomparsi perché mentre per la Shoah rimangono fortunatamente dei testimoni che allora erano molto giovani, i deportati politici erano generalmente intorno ai venti anni e quindi oggi non sono più tra noi.
    Bisognerebbe intervistare gli eredi di tali deportati politici e indagare sulle implicazioni familiari causate dalla loro vicenda.
    LA stessa Liliana Segre a volte ha parlato con ammirazione di quegli italiani che avrebbero potuto vivere tranquilli da indifferenti ed invece combatterono il fascismo e furono per questo deportati.
    Segnalo un corso di storia della deportazione online prodotto dalla Associazione Nazionale Deportati (ANED) che ha il pregio di partire dagli anni ’20 del secolo scorso e di arrivare anche al dopo guerra: l corso è gratuito, per accedere è necessario registrarsi sulla piattaforma eduopen.org
    e quindi iscriversi al corso “Storia e memoria delle deportazioni nazifasciste”

  2. Davide Ventura ha detto:

    Molto bello grazie. Ogni tanto è necessario ricordare il nostro passato. E non c’è niente di meglio delle immagini e delle testimonianze di chi l’ha vissuto.

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi