AMERICA NON C’È

AMERICA NON C’È

di Davide Marchesi (italia, 2021, 77 min)

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Sinossi

Durante la manifestazione BLM, tenutasi a Milano il 7 giugno 2020, Freddy viene immortalato in uno scatto che il giorno seguente finisce stampato a mezza pagina su Repubblica. Freddy, primogenito di sei fratelli e sorelle, vive con la famiglia a Rogeno, un paesino in provincia di Lecco. Nella stessa zona abitano Cobra, Nesi, Samba, Yaka, Geneviève e Pascaline. La loro quotidianità viene introdotta prima individualmente e poi in sequenze corali di gruppo, accompagnate da interviste che rivelano cosa significhi crescere in una società che, per larga parte, continua a considerarli stranieri e, nel migliore dei casi, ospiti. Nesi lavora in un bar di Erba, dove spesso è vittima di episodi di discriminazione da parte dei clienti. Samba passa le sue giornate in fabbrica, immaginando basi e freestyle al ritmo dei macchinari, e nel tempo libero si auto-produce tracce e video musicali per porre le fondamenta di una carriera alternativa ancora al di là dal decollare.
Genevieve e Pascaline, poco più che ventenni, interpretano l’Italia con occhi
diversi, in bilico fra il desiderio di costruirsi un futuro e i ricordi di un’infanzia costellata di episodi che continuano a suscitare in loro la sensazione di essere “diverse”.

Le loro vite trascorrono in un presente incerto, fra ambizioni inespresse e momenti di socialità spesso incastrati fra due culture: da una parte, quella della società in cui vivono e, dall’altra, le tradizioni e le abitudini ereditate dalle loro famiglie e dai loro paesi di origine. Una divisione che loro non sentono, ma che gli viene continuamente ricordata. Le esperienze e i sentimenti di questi ragazzi e ragazze vengono contestualizzati dalle manifestazioni di inizio giugno e dalle risposte che hanno percepito provenire dalla società. Ritrovandosi protagonisti di un processo fluido, lungo, doloroso, sono consapevoli di essere parte di qualcosa più grande di
loro, che non vedranno esaurirsi nel corso delle loro vite. Nel frattempo, il meglio che possono fare è esserci, farsi vedere e sperare che il momento in cui la società smetta di semplicemente “accorgersi” di loro non tardi troppo a venire.

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