DOVE BISOGNA STARE

DOVE BISOGNA STARE

di Daniele Gaglianone e Stefano Collizzolli

Sinossi

Georgia, ventiseienne, faceva la segretaria. Un giorno stava andando a comprarsi le scarpe; ha trovato di fronte alla stazione della sua città, Como, un accampamento improvvisato con un centinaio di migranti: era la frontiera svizzera che si era chiusa. Ha pensato di fermarsi a dare una mano. Poi ha pensato di spendere una settimana delle sue ferie per dare una mano un po’ più sostanziosa. E’ ancora lì.

Lorena, una psicoterapeuta in pensione a Pordenone; Elena, che lavora a Bussoleno e vive ad Oulx, fra i monti dell’alta Valsusa, e Jessica, studentessa a Cosenza, sono persone molto diverse; sono di età differenti, e vengono da mondi differenti. A tutte però è successo quello che è successo a Georgia: si sono trovate di fronte, concretamente, una situazione di marginalità, di esclusione, di caos, e non si sono voltate dall’altra parte. Sono rimaste lì, dove sentivano che bisognava stare.

L’autore

Questo documentario racconta di una possibile risposta a questi tempi cupi. Non racconta l’immigrazione dal punto di vista di chi sceglie di partire o è costretto a farlo: è innanzitutto un film su di noi, sulla nostra capacità di confrontarci con il mondo e di condividerne il destino.

Daniele Gaglianone

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11 Risposte

  1. gibellini.sergio@gmail.com ha detto:

    Molto bello! Grazie! Arrivederci! Sergio

  2. partecipa zalab ha detto:

    Grazie caro Sergio. Ci fa piacere il tuo riscontro.
    Dove Bisogna Stare è un film che ha girato molto in tutta Italia creando discussioni e riflessioni durante i lunghi dibattiti.
    Ci fa piacere conoscere le tue: Qual è l’aspetto del film che ti ha colpito di più?

    • gibellini.sergio@gmail.com ha detto:

      Mi è piaciuto entrare nelle diverse realtà con naturalezza, con l’impressione di essere presenti di persona e la spontaneità dei protagonisti. Sono favorevole ad una forma artistica impegnata come il vostro cinema. Apprezzo la fotografia e la tecnica. Apprezzo il fatto che lasciate parlare i protagonisti non professionisti e che non interrompiate la sequenza se una persona ha una titubanza o si commuove.
      Al momento ho visto con mia moglie “Paese Nostro” “Dove bisogna stare” e “I sogni del lago salato”, quest’ultimo anche con mia figlia e genero. Non possiedo smart tv ed uso un computer.
      Ho anche visto con piacere gli interessanti cortometraggi di fine corso disponibili nel sito di ZaLab.
      Nel mio piccolo, da dilettante autodidatta, sono passato dalla cinepresa super8, alla videocamera VHS, alla digitale partendo dalle immagini dei figli e della famiglia e dedicandomi i poi a documentare eventi culturali e musicali o intervistando alcune persone.
      Quindi apprezzo molto una forma artistica come la vostra che ha come scopo non solo “far cassetta” e naturalmente Vi invio i migliori auguri.
      Penso che ci terremo in contatto. Ho già informato alcuni conoscenti e amici del vostro progetto ZaLabb.
      Cari saluti
      Sergio
      (Lavagna – Genova)

      • stefano collizzolli ha detto:

        Grazie Sergio. Per me, che solo l’autore del film e che ne ho seguito tutto il percorso assieme a Daniele Gaglianone, è molto prezioso sentire che il film risuona, e come. Mi pace soprattutto “l’impressione di essere presenti di persona”. Perché questo alla fine è il film documentario: fare incontrare persone che altrimenti non si incontrerebbero.

  3. Marina Morani ha detto:

    Come avevo anticipato, ho amato e apprezzato infinatamente questo documentario. La scelta delle quattro protagoniste e rispettive esperienze, personalita’ e sguardi e’ davvero straordinaria. Mi ha emozionato dalle prime scene e poi ci sono momenti di particolare intensita’. Mi ha colpito molto il discorso di Eleonora sulla strumentalizzazione del volontario dentro la logica della lotta alla sopravvivenza del rifugiato. Il film riesce a esplorare le tante sfaccettature di un tema cosi complesso e doloroso senza paternalismi o luoghi comuni, e anzi a decostruirli. Ho anche amato molto i momenti di leggerezza e ironia da parte di tutte e quattro le protagoniste. Grazie per questo importante lavoro.

  4. raffaeleguarino.eu@gmail.com ha detto:

    Nonostante sembri non ci sia alternativa al clima d’odio, viene da essere contenti di vivere in Italia quando si conoscono le storie di queste quattro donne o quando, settimana scorsa, gli artisti organizzano un evento a favore della causa kurda.
    Il documentario è proprio eloquente a partire dal titolo, stare dalla parte del’umanità non ha niente di buonista, la sceglie chi vuole affrontare davvero la complessità del reale

  5. alberto pinato ha detto:

    Mi piacciono i doc senza invadenze autorali (anche se è un paradosso). Niente punti di vista, niente di declamatorio. Parlano solo le immagini, le persone, così come sono. Questa è la grande abilità di alcuni documentaristi, una sorta di invisibilità della MdP che rende più vero il tutto, ben lungi dai servizi TV su diseredati e sfigati vari che sempre più ci ammorbano.
    Gaglianon è così, di lui avevo visto solo ‘Pietro’, un film a parer mio potente e coraggioso, che ho cercato finché non l’ho trovato e acquistato in DVD, cosa mai fatta prima in vita mia. Alberto

  6. Gianni Pat ha detto:

    Bello e avvincente. Le quattro protagoniste appaiono, e penso lo siano, meravigliose. Risultano intelligenti, capaci e belle.
    Dopo questo, continuerò con la visione degli altri film con piacere.
    Gianni S.

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