IL PANE A VITA

IL PANE A VITA

di Stefano Collizzolli

Sinossi

Il pane a vita” segue per un inverno la vita quotidiana di un gruppetto di ex operai ed operaie del Cotonificio Honegger di Albino, ascoltandone in particolare tre, la quarantenne Lara Vezzoli e le gemelle cinquantenni Liliana e Giovanna Ghilardi, assieme ad i loro colleghi Anania Zenoni e Lorenzo Signori.

Prende le mosse dal presidio che per un mese, ad ottobre 2012, ha attratto la solidarietà e lo smarrimento degli abitanti della cittadina e della valle ed ha costretto il padrone della fabbrica, Pietro Zambaiti, ad un serrato confronto, senza però riuscire ad impedire la chiusura delle attività. Racconta ciò che succede dopo: l’attesa della cassa integrazione, le buste paga a zero euro, una vita che si reinventa e si contrae attorno alla mancanza di denaro e di un’occupazione.


Come cambiano identità legate da generazioni alla certezza ed alla nobiltà del lavoro? Come ci costruisce un modo per andar avanti lo stesso? Che cosa possiamo immaginare – in un territorio in cui il lavoro è sempre stato centrale – per riempire quel vuoto? Ed infine, e soprattutto: ora che il pane è finito, come ci reinventiamo la vita?

L’autore

C’era una volta, in Italia, il lavoro. Quello che fonda la Repubblica, e quello su cui generazioni di Italiani hanno fondato e costruito le loro vite, le loro famiglie, il loro essere cittadini. Quello con i diritti e le garanzie. C’era una volta, e non c’è più. La crisi economica ha dato il colpo di grazia ad un modello già da tempo messo all’angolo, già distante dall’esperienza di sopravvivenza quotidiana dei trentenni del nostro Paese.

Per certi versi, quindi, questo è un film archeologico. Ma è un’archeologia paradossale, sia perché su quello che resta del lavoro con garanzie e diritti, su quello che ha consolidato in piccoli e saggi capitali familiari si regge tuttora – e forse per poco – l’economia del Paese; sia perché questo cambiamento – questo lutto – non l’abbiamo ancora capito ed elaborato.

Il vuoto che racconto non è solo nelle economie e nelle giornate delle protagoniste del film, ma nella disillusione che provano nel vedere tradito un patto sociale che passava di madre in figlia, quello per cui a lealtà corrispondeva un posto sicuro – il pane a vita – e, a duro lavoro, corrispondeva una dignitosa pensione. Ed è un vuoto che non è stato riempito da riflessione ed azione collettiva, ma solo dalla previdenza sociale – fino a quando durerà – e dall’indispensabile aiuto ed assistenza della solidarietà.

E’ per me molto significativo che proprio una delle istituzioni di solidarietà più importanti e diffuse, la Caritas, di fronte all’emergere di nuove ed inaspettate povertà, mi abbia chiesto di iniziare a provare a riempire quel vuoto con un racconto: per significare non il loro impegno, ma le ragioni del loro impegno, e per porre un problema civico e politico: che facciamo del lavoro in Italia? Che facciamo dei bisogni e dello smarrimento che la crisi fa emergere?

Stefano Collizzolli

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Una risposta

  1. Profile photo ofgibellini.sergio@gmail.com gibellini.sergio@gmail.com ha detto:

    Grazie a Stefano Collizolli e a Zalab per questo bel documento!

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