IL TRENO VA A MOSCA

IL TRENO VA A MOSCA

di Federico Ferrone, Michele Manzolini (Italia, Regno Unito, 2013, 70 min)

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Sinossi

La fine di un mondo attraverso lo sguardo e i filmati 8mm del barbiere comunista Sauro Ravaglia. E’ il 1957 ad Alfonsine, uno dei tanti paesini della Romagna “rossa” distrutti dalla guerra. Sauro e i suoi amici sognano un mondo di pace, fratellanza, uguaglianza: sognano l’Unione Sovietica. Arriva l’occasione di una vita: visitare Mosca durante il Festival mondiale della gioventù socialista. Sauro e compagni si armano di cinepresa per filmare il grande viaggio. Ma cosa succede quando si parte per filmare l’utopia e ci si trova di fronte la realtà?

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2 Risposte

  1. Sergio Gibellini ha detto:

    Film molto ben costruito ed interessante soprattutto per una persona come me nata nel primo dopoguerra.
    La fede della gente in una utopia di società migliore è bene espressa da questi documenti preziosi girati da chi credeva in un futuro e nel progresso.
    Belle riprese girate senza economia. Speriamo che, dato il prezzo della pellicola e dell’attrezzatura, ci sia stato un contributo finanziario del partito, che del resto investiva in questi viaggi, in tali persone e nella propaganda che avrebbero potuto fare direttamente. Al ritorno raccontavano sempre dei grandi magazzini, della metropolitana e della Piazza. Ma qui c’ è anche la riflessione sulla città dietro le parate ufficiali, situazione che forse non era ben nota neppure ai dirigenti del PCI.
    Del resto la fede si basa su un sogno.
    Grazie a Zalab per l’offerta di questo nuovo prezioso film.

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