L’AMOUR N’A PAS DE FRONTIÈRE

L’AMOUR N’A PAS DE FRONTIÈRE

di Kelly Amenaghauon, Gianluca Gueci, Ismail Traore, Precious Gideon, Amadou Barry, Souleymana Ba, Moussa Koulibaly Balla, Idrissa Saedou, Ibrahim Kalissa

Segui la diretta con Virginia Nardelli e Lorella Libeccio, responsabili del laboratorio, Simone Moraldi, ricercatore, progettista e docente nel campo della Film Education e Stefano Collizzolli di Zalab.

Sinossi

Moussa, Soulaymana e Amadou sono tre giovani amici guineiani arrivati da 2 anni a Palermo; la loro amicizia compensa la lontananza della famiglia e li aiuta a muoversi nella nuova realtà dove tutto sembra complicato. Precious trova questa nuova famiglia nell’amico di basket Gianluca; assieme parlano dei primi amori e si confidano come mai erano riusciti a fare con nessun altro. Kelly e Ismael sono ancora proiettati nelle loro relazioni passate che ne pervadono i pensieri impedendo loro di costruire nuovi legami qui in Italia.
L’amour n’a pas de frontière è un viaggio nella Palermo dei migranti, raccontata attraverso il tema trasversale dell’amore inteso come ricerca, nostalgia, complicità e mancanza.

Gli autori

Questo film nasce da un laboratorio di video partecipativo svolto a Palermo nel 2019. Il laboratorio ha coinvolto un gruppo di ragazzi richiedenti asilo e non e verteva sulla possibilità di costruire un auto-narrazione interna, alternativa alle narrazioni che solitamente raccontano il fenomeno migratorio. L’intenzione di restituire la realtà vista dal loro punto di vista, rifuggendo le banalità e la facile retorica, è stata messa in atto creando con loro relazioni autentiche e condividendo ogni scelta narrativa e stilistica.


Il film si struttura in 4 diversi capitoli che si alternano, costruendo un’unica narrazione fatta di rimandi e contrappunti. Il pretesto del filo rosso dell’amore, indagato nelle sue varie sfumature, ha permesso di esplorare in profondità i vissuti dei ragazzi, la loro quotidianità, le loro preoccupazioni e nostalgie, assecondando il flusso spontaneo dei loro pensieri e la loro realtà fatta di fraintendimenti, confidenze e contraddizioni.
I dispositivi utilizzati sono stati quelli dell’auto-narrazione e della messa in scena. I ragazzi si sono filmati a vicenda, talvolta rendendo esplicito il meccanismo meta-cinematografico di auto-racconto.L’impiego della messa in scena ha permesso di creare situazioni entro le quali i contenuti e i dialoghi fossero però quelli che spontaneamente emergevano, lasciando che i protagonisti
potessero divagare nel loro intimo, tra sogni e preoccupazioni, mancanze e aspirazioni.

Il Film quindi si articola fondendo stili e tecniche diverse, funzionali alla co-autorialità di un gruppo eterogeneo di persone con vissuti, punti di vista e necessità paralleli ma condivisi.

Una risposta

  1. katia maurelli ha detto:

    Chapeau e ogni bene a tutti voi!

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