NORMAL

NORMAL

di Adele Tulli (Italia/Svezia, 2019, 70 min)

La visione del film completo è riservata ai sostenitori di ZaLab. Vuoi diventare un sostenitore? Clicca qui

Sinossi

Un viaggio e un atlante inaspettato nelle norme, gli stereotipi, le convenzioni di genere nell’Italia di oggi.

Un cammino lungo quei confini che chiamiamo maschile e femminile. Un racconto per immagini delle complesse dinamiche attraverso cui costruiamo e abitiamo le nostre identità di genere.

NORMAL è un documentario fuori dagli schemi, originale e visivamente audace che riflette su come il genere definisca il nostro agire quotidiano, influenzandone gesti, desideri, comportamenti e aspirazioni. Un viaggio tra le dinamiche di genere nell’Italia di oggi, raccontate attraverso un mosaico di scene di vita quotidiana, dall’infanzia all’età adulta.

In palestra come in spiaggia, in discoteca, in chiesa, in un parco giochi o al centro estetico: NORMAL osserva le coreografie dei corpi, i rituali sociali per ognuno dei generi nei contesti più ordinari e familiari. Un caleidoscopio di situazioni di volta in volta curiose, tenere, grottesche, misteriose, legate dal racconto di quella che siamo soliti chiamare normalità, mostrata però da angoli e visuali spiazzanti. Con uno sguardo insieme intimo ed estraniante, il film esplora la messa in scena collettiva dell’universo maschile e femminile, proponendo una riflessione –lucida, e provvista di ironia – sull’impatto che ha sulle nostre vite la costruzione sociale dei generi. Per cercare un nuovo significato a quella che ogni giorno e spesso senza troppo pensiero (e cuore) definiamo normalità.

L’autore

Il genere oggi è un campo di battaglia: mentre il popolo del ‘Family Day’ affolla le piazze contro lo spettro del ‘gender’, violenze, discriminazioni e disuguaglianze sulla base di genere e orientamento sessuale riempiono drammaticamente le statistiche e i giornali.

E la normatività dei ruoli di genere esercita ancora un enorme potere sull’espressione individuale delle persone e sulle loro interazioni e relazioni. Questo progetto nasce con l’intenzione di riflettere su come le norme di genere siano pratiche sociali implicite, regole non dette che permeano le nostre vite, spesso in modo così sottile e radicato dentro di noi da non essere problematizzate, ma al contrario normalizzate.

In passato ho lavorato su temi relativi al genere e alla sessualità sempre scegliendo protagonisti che riflettessero il punto di vista di chi si colloca ai margini delle convenzioni sociali dominanti. In questo lavoro volevo sperimentare un cambio di prospettiva, concentrandomi proprio su ciò che viene considerato convenzionale, normativo, normale. L’idea è quella di innescare accostamenti e associazioni che riescano a provocare un senso di straniamento e di sorpresa davanti allo spettacolo della “normalissima” realtà di tutti i giorni e di raccontare il genere come un atto performativo collettivo, una cerimonia sociale che dà forma ai nostri corpi e influenza i nostri desideri. Rispetto ai miei film precedenti, con NORMAL ho sentito la necessità creativa di confrontarmi con un linguaggio espressivo diverso, che riuscisse a dare corpo al mondo invisibile e complesso delle idee. Un linguaggio che, pensando per immagini, favorisse una modalità immersiva, evocativa, meno centrata sulla narrativa lineare propria del documentario convenzionale. NORMAL quindi tenta di riprodurre il procedere incerto, ibrido e fluido del ragionamento, in cui la realtà può essere interpretata, problematizzata e immaginata nuovamente, per stimolare una riflessione aperta sulla natura performativa delle nostre identità sociali.

2 Risposte

  1. Profile photo ofgibellini.sergio@gmail.com Sergio Gibellini ha detto:

    Bellissimo film. Complimenti alla regista ed alle fotografe. Molto istrutivo. Dal mio punto di vista sempre più condizionati da preconcetti, mode, pubblicità, consumismo. L’uomo ad una dimensione. E’ difficile difendersi e non essere condizionati. Chi vi riesce non so se sia saggio o privilegiato. Grazie!

  2. Antonio Michalette ha detto:

    Il film per certi aspetti mi ha ricordato lo stile finto documentaristico della serie di film italiani Mondo Cane o del più recente Koyaanisqatsi seppur in chiave meno apocalittica. Tuttavia alcune scene non sono meno inquietanti o drammatiche nella loro cruda rappresentazione della realtà sociale umana contemporanea. Da brivido la figura della consulente matrimoniale delle prossime al matrimonio, e qui mi fermo per non svelare il film. Strepitose la regia, la fotografia nonché la colonna sonora. Complimenti. Il film andrebbe visto davvero dall’intera popolazione al fine di attivare una coscienza critica verso se stessi e la società di cui siamo parte, che vivamente mi auguro faccia uno sforzo per migliorare. Il finale fa ben sperare ma la strada è lunga. Ahinoi.

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi