TUTTI I NOSTRI AFFANNI

TUTTI I NOSTRI AFFANNI

di Davide Crudetti e Paola Di Mitri

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Sinossi

69 giorni di isolamento, 7 appartamenti, 1 percorso di cinema partecipativo.

Il 9 marzo 2020 a seguito dell’avanzata del COVID-19, il Governo Italiano ordina l’auto isolamento obbligatorio a tutti i cittadini.
Durante questo periodo, sette dei venticinque appartamenti del progetto di social housing Luoghi Comuni San Salvario di Torino, iniziano a raccontarsi, ognuno con la propria telecamera.
Le precarietà lavorative, l’instabilità degli affetti, la solitudine. Anna, Mamadou, Waleed e Ajmeen, Simone, Gil, Suor Miriam, Suon Daisy, Suor Milena, Regina e Gideon: un palazzo di Torino diventa un’unica finestra su tanti mondi diversi e lontani, tutti accomunati dalla stessa incertezza, dalla stessa preoccupazione per il futuro, dallo stesso rifugiarsi nel passato e negli affetti più intimi, per fronteggiare la precarietà del presente.

Gli Autori

Alla fine di febbraio 2020, per alcuni motivi personali legati alle nostre traiettorie di vita, ci ritroviamo ad abitare nella residenza temporanea Luoghi Comuni San Salvario di Torino.
Fin dal primo giorno passato nel nostro appartamento ci accorgiamo di quanto quel palazzo non sia un posto come tutti gli altri, per la varietà di persone che lo abitano, con provenienze sociali e geografiche differenti, dove tutti sono accomunati da un tempo di permanenza abitativa di massimo 18 mesi.
Quando la notte del 9 Marzo, il Governo italiano ordina a tutti i cittadini di rimanere nelle proprie abitazioni per contrastare l’avanzata del Covid-19, noi siamo nel nostro salotto di tutte le sere.

Fino a quel momento non conosciamo ancora nessuno dei nostri vicini di casa.
Ci sembra, però, che tutti si stiano muovendo nello stesso stato di incertezza in cui ci stiamo muovendo noi. Così ci viene la voglia di sapere come se la stanno vivendo loro, ora che, per tutti, tutto è fermo.
Ci viene un idea: proponiamo ai gestori della residenza di consegnare agli abitanti delle handycam e provare a raccontare quel palazzo attraverso un laboratorio di cinema partecipativo a distanza.
Molti degli abitanti decidono di partecipare. Noi gli diamo il mezzo cinematografico, loro mettono in gioco le loro vite, iniziando a farsi delle domande, provando a capire come stanno: cosa va, cosa non va, cosa desiderano, cosa li spaventa.

Ci accorgiamo che quel tempo che sembrava sospeso, sospeso non è.

Le vite degli abitanti del palazzo si sommano, si appoggiano una sull’altra, iniziano a cucirsi insieme poco a poco. La residenza che sembra immobile in realtà brulica di situazioni, di vite, di progetti e delusioni.
Le handycam che gli abitanti del palazzo tengono sul loro comodino prima di andare a letto, che dimenticano sul tavolo della cucina col tasto rec premuto mentre pranzano, che usano filmando il  glicine sotto la finestra o la sinagoga di fronte, diventano strumento indispensabile per dare un senso al loro pensare. Le scene di vita quotidiana, le videochiamate con le persone più o meno lontane, le riflessioni notturne su se stessi e con se stessi, si trasformano in un racconto auto-narrativo corale e unitario di un palazzo intero.
Noi, dal canto nostro, continuiamo a seguire quotidianamente gli sviluppi delle storie dei protagonisti, chiediamo loro di mandarci il materiale girato, lo guardiamo e gli diamo loro nuove indicazioni.

Tutti i Nostri Affanni è un film che parte da una cessione parziale del mezzo cinematografico per arrivare a vedere la realtà con gli occhi di chi la filma. L’auto-narrazione dei protagonisti vuole restituire dei mondi personali capaci di scavare nell’intimo, descrivendo contesti vari e lontani.
Tutti i Nostri Affanni è stato girato dal 9 marzo al 18 maggio 2020 durante il primo lockdown, ma non è un film che racconta la quarantena, è un film che si è servito del tempo di vuoto che quest’ultima ha concesso, per entrare in un palazzo e nelle vite di chi lo abita, cercando, nell’arco narrativo dei protagonisti, degli spunti universali sulla condizione umana. Descrivere un palazzo qualunque del centro di Torino, raccontando la sua dimensione di piccolo microcosmo capace di diventare universale.

Davide Crudetti e Paola Di Mitri

Una risposta

  1. Profile photo ofgibellini.sergio@gmail.com Sergio Gibellini ha detto:

    Ci sembra di aver abitato per un po’ anche noi in quel condominio e di conoscere quei vicini di casa. Non ci è sembrato un luogo chiuso, anzi molto aperto per le diverse vite delle persone. Abbiamo visto una Torino silenziosa dalla bici. Complimenti per questo bel documentario agli autori ed a tutto il team. Grazie Zalab.

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