WOLF

WOLF

di Claudio Giovannesi (disponibile da giovedì 11 giugno)

Sinossi

Il ghetto artificiale di Terezin, a pochi chilometri da Praga, fu un luogo di transito nel piano d’attuazione della Soluzione Finale, dove quasi novantamila ebrei furono ‘selezionati’ per la deportazione nei campi di sterminio e molte altre migliaia – uomini, donne e bambini – morirono di stenti e malattie ancor prima di affrontare il viaggio verso est. Strano ibrido tra ghetto e lager, Terezin fu destinazione per molti ebrei illustri, diplomatici, giuristi, letterati, intellettuali, artisti. 

Nella fase finale della guerra, Benjamin Murmelstein, ultimo rabbino capo di Vienna deportato con la sua famiglia a Terezin, fu chiamato a dirigere il ghetto, con il compito di rappresentare presso le autorità naziste una comunità destinata allo sterminio. Stretto in una morsa in cui ogni mossa poteva causare l’annientamento suo, della sua famiglia e della sua comunità, Murmelstein, dopo la liberazione del ghetto, fu processato per collaborazionismo e poi assolto. Ma una tale fama lo inseguì fino a Roma, dove si trasferì con la moglie e il figlio Wolf e dove fu emarginato dalla comunità ebraica fino alla negazione, nel 1989 anno della sua morte, del rito funebre che sarebbe spettato a un rabbino del suo rilievo. 

Da allora suo figlio, che fu uno dei bambini di Terezin, ha dedicato la sua esistenza a riabilitare la memoria del padre, tentando di fornire un’immagine più complessa del ruolo che Benjamin ebbe a Terezin. 

Attraverso l’intreccio tra due orizzonti temporali, il film di Claudio Giovannesi ricostruisce, tramite il dialogo serrato di Wolf Murmelstein con lo psicanalista David Meghnagi, esperto della psicologia dei sopravvissuti alla Shoah, il rapporto di un figlio con la memoria del padre. Accettazione, rifiuto, tematizzazione aperta della tragedia, – comune e familiare -, costituiscono la posta in gioco della narrazione. Un film sull’atroce destino di un intero popolo, sul delicatissimo tema del libero arbitrio, forse della colpa interna al mondo ebraico, su come la perversa logica nazista abbia attraversato le generazioni, su un figlio intrappolato nel rapporto con una memoria impossibile, sulla necessità di ricordare e l’impossibilità di giudicare. 

L’autore

Il trauma di Wolf è estremamente complesso: il forte desiderio di riabilitare la figura storica di Benjamin Murmelstein si traduce in odio verso la comunità ebraica che lo ha emarginato, ma questo desiderio ossessivo ha generato in lui un sentimento di auto-emarginazione che lo ha portato al totale isolamento. 

Il paradosso è che l’esistenza di Wolf è ormai fondata solo sulla memoria del proprio padre, e quindi solo sul proprio trauma, che di conseguenza non potrà mai essere pacificato, altrimenti non resterebbe più niente. 

Ho provato quindi a pormi delle domande che prescindono dell’ebraismo e dalla Shoah e a lasciare che il film le ponesse a sua volta: è possibile vivere al di là del proprio passato? Può un essere umano sopravvivere alla memoria e alle colpe del proprio padre? In che modo la Storia agisce e trasforma la vita individuale? Dove finisce il passato e dove inizia il presente? 

Claudio Giovannesi

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Una risposta

  1. Profile photo ofgibellini.sergio@gmail.com gibellini.sergio@gmail.com ha detto:

    Grazie per quest’altro film molto interessante.
    L’emarginazione subita dal Rav Benjamin Murmelstein riporta alla mente come tanti sopravvissuti subirono le insinuazioni e la diffidenza della gente, come ad esempio le donne deportata a Ravensbruck, i deportati politici sopravvissuti in lager ove tanti loro compagni invece morirono ed anche come la gente si concentri su una persona che era comunque lei stessa una vittima del nazismo e perda di vista i veri autori di tanto male. L’emarginazione di tale Rav sembra fare il gioco dei nazisti che in modo perverso, agendo con menzogne e spesso non per ideale ma per puro interesse economico, pretendevano i ipocritamente che gli Ebrei fossero selezionati da un loro capo.
    In questo meccanismo di trasferimento delle responsabilità dai veri colpevoli, viene anche in mente, ad esempio l’eccidio delle Fosse Ardeatine o altri eccidi e stragi naziste, la cui responsabilità più che ai tedeschi nazisti vengono attribuite ai partigiani.
    Non mi sembra che l’uccisione degli Ebrei di Terezin si possa imputare agli anziani della Comunità Ebraica e soprattutto non sappiamo cosa avremmo fatto noi in tali situazioni soggioganti.
    Grazie per il film che stimola numerose riflessioni.

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